Mi piace la poesia.La poesia è sogno, è tristezza è gioia ma è vita.
Lisboa una volta.. una storia d’amore....
Avevo commentato un post di una amica che ricordava con nostalgia Lisbona, e mi ero riproposto di raccontare di questa citta’ un tempo a me cara.
Tante volte negli anni passati Lisbona mi ha accolto e incantato. L’ultima volta era nel Maggio del 1996, undici anni son passati. Rimasi a Lisbona per circa 15 giorni.
Nei cantieri navali alla foce nord del Tago tante esperienze hanno arricchito la mia vita e la mia
professione. Mi piaceva quel cantiere ,all’avanguardia per le riparazioni navali e nei progetti di trasformazione delle navi che mi impegnavo con entusiasmo alla ricerca sempre delle migliori soluzioni tecniche.E i risultati finali erano sempre ottimi. Entusiasmo giovanile direi ora.
Spesso la sera anche se stanco, andavo in auto sino a Lisboa antigua. L’ho sempre chiamata cosi questa bella città. E la Lisboa delle osterie fumose, odoranti di vino e di antico, la Lisboa delle musiche, delle danze e delle donne era li ad aspettarmi. Era un richiamo quasi magico, era un invito alla gioia , alla vita, un invito a rivivere le storie del passato ascoltando il canto del fado.
Melodie struggenti,desideri prepotenti di amore per non sentirmi solo, voglia di amare che le donne del posto non hanno mai soddisfatto,Donavano il corpo non donavano amore, perchè l’amore è viverlo,è desiderarlo in due con lo stesso sentimento.
Lisboa del fado, dei ricordi, della tristezza, della solitudine che cercavo di affogare nel bicchiere di vino e abbandonandomi all’ascolto del suono della chitarra ed alla voce della cantante.E ancora un bicchiere di rosso, e un’altro ancora, forte , saporito ,mentre affioravano i ricordi degli amori giovanili cosi belli, ardenti ma cosi fugaci ; allora la voglia di vivere con passione la vita, mi prendeva tutto.
Ma la “saudade”mi ha preso anche in questi giorni in cui certe situazioni mi riportano con il pensiero in quella dolce e bellissima città, e i ricordi di giorni felici sono addombrati dalla tristezza.
Ho sognato di abbracciarti in queste sere di fine Giugno mentre il tramonto sul Tago accendeva lentamente le luci della citta’. Bellissima vista di colori e luci dalla” balconata”.
Ho sognato il tuo viso, il tuo profilo cosi dolce, bellissimo ,ho provato nuovi brividi e desideri per te.
Ho sognato Lisboa, come la prima volta in Oriente. Lisboa antigua era solo desiderio di vita e nulla più.Ho sognato di amarti nel silenzio della notte ove i respiri sono solo segno di amore e di vita. Ti ho sognato in attesa di carezze,ho sognato di averti, di essere tuo come una volta, con passione travolgente ma con amore e dolcezza come ci piaceva .
Ho sognato il mattino, come quello al risveglio sul lago,come ogni mattino in cui allungavo una mano e ti sentivo accanto e le carezze erano preludio di un nuovo dolcissimo amplesso. Ho sognato e sogno ancora e sognerò sempre perche sei sempre la mia donna anche se il desiderio per altri ti ha portato ora lontano.
E la tristezza e la solitudine ora mi prendono, mi stringono e mi vincono.E’ la vita che scorre e lascia traccia di storie che iniziano e finiscono con dolore e segnano per sempre.:
Tre anni di vita, tre anni e
una storia d’amore con te.
Tre uomini ,tre amori per te.
Tre citta’:Seoul,Catania
due amori ora finiti,
nuovo amore a Lisbona...
Tre anni di vita,tu sola
nell’amore nato in oriente
vissuto a Seoul, Pechino,
Orlando, Roma.,sul lago....
Amore da te tradito tra fichi
d’india e rose di primavera,
perdonato, ritradito ,rioffeso a
Bangkok ritrovato a Osaka
finito ora a Seoul con lacrime
sotto la pioggia.
Tre anni di vita e d’amore
in due per amare.Solitudine
per sognare l’amore con te
sulle rive del Tago .
Amore,felicità ,sesso, piacere,
non più con me .Il fiume in
silenzio porta tutto al mare.
Silyong
(Ulsan,28 Giugno 2007)
ECCO LA ROSA...
Al mio ritono stringerai tra le mani
la rosa, profumo del mio amore.
Stringendoti con dolcezza dirò
sottovoce :ti amo,ti amo,ti amo.....
Ma nessun bacio ...perchè il tuo
Drago è un ricordo ormai lontano.
Silyong, da Ulsan 4 Luglio 2007
Un uomo ..una poesia
Rovistando tra le cose quasi dimenticate in cantina, ho ritrovato una raccolta di poesie scritte da un mio amico pescatore. Era chiamato il “pescatore poeta” e chi l'aveva conosciuto non poteva non aver rispetto per l’uomo provato dalla fatica del mestiere e dalle vicende sfortunate della sua vita in mare. Mai aveva accettato le sconfitte .Non poteva non essere ammirato. Rileggendo alcune sue poesie e una mi riporta ad un ricordo triste perchè trattava di un fatto realmente accaduto e che mi aveva scosso.
Conoscevo anch’io molto bene Belviso.Il suo vero nome era Pacifico;era di statura enorme e il suo camminare, ciondolando, lo rendeva ancora più mite di quello che realmente era.Motivi di lavoro ci avevano fatto conoscere e l’amicizia era subito nata tra noi e con la famiglia. Belviso era proprietario e comandava un peschereccio tra i più grandi della flottiglia locale.Lo rivedo ora a passeggio con il suo cane,un bellissimo setter gordon ed io accanto a lui che parliamo dei problemi e della sicurezza dei pescherecci.Problemi di cui mi occupavo a quei tempi.
Era inverno, un pomeriggio di mare molto mosso, mentre era in corso il recupero delle reti, un marinaio tunisino cadde in mare. Belviso non penso’ due volte a buttarsi per soccorerlo, giacchè il povero marinaio si trovava in difficoltà nel mare agitato.Riusci a raggiungerlo, a sostenerlo fintanto che fu issato a bordo. Belviso spossato dalla stanchezza e dal freddo, non riusci a resistere di più. Scomparve tra le onde sotto lo sguardo atterrito del figlio che era a bordo.
Mi trovavo all’estero in quei giorni ed una telefonata mi conferemò quanto era accaduto quel pomeriggio.Piansi per la scomparsa prematura di un amico coraggioso e buono.
Silyong
Il pescatore poeta , Luciano Bruno Venusto, scrisse questa poesia che or ora ho letto e che trascrivo per voi:
Belviso....
Un volto
senza tempo
modellato dal sole e
gli occhi socchiusi
da antiche rughe
guardano sempre lontano.
All’alba è al mercato
a vendere il pescato
poi sale a bordo
a “ tesare i parè”.
Da sempre
e per sempre
ha un consiglio da dare
ai nuovi arrivati.
Se non lo vedete più
quaggiù nel porto
non dite per lui preghiere
ma salutatelo.
E’ andato a pescare
nei mari puliti del cielo.