Mi piace la poesia.La poesia è sogno, è tristezza è gioia ma è vita.
Ultimo tramonto del 2006
Qui in Korea è usanza nell'ultimo giorno dell'anno, mirare i l tramonto e aspettare il sorgere del sole all'alba. Vorrò seguire questa tradizione avendone la possibilità e vi faccio partecipi con delle foto.
Ecco, il momento è arrivato qui nell'isola di Miroku-do(South Korea). Il sole scompare dipingendo nel cielo colori fantastici. Si formulano auguri e si esprimono desideri per il nuovo sorgere del sole nel nuovo anno. Ho espresso il desiderio che il nuovo anno 2007 porti tante cose belle a tutti, oltre a felicità e amore .Domattina vedro' il primo sorgere del sole del 2007 dal balcone della mia abitazione. Vi manderò la foto.Tra 1h 15min entrerà il 2007. Lo aspetto per combatterlo e vincerlo!!.Intanto AUGURI
Silyong

CIN..CIN ecco una storia..
In questo paese così lontano dal nostro, culture diverse hanno lasciato dei segni ancora rintracciabili.
La Cina, per esempio, con la scrittura e l’insegnamento filosofico del conficianesimo.
Infatti, spesso i caratteri e le frasi in coreano sono accompagnate da caratteri di scrittura cinesi che spiegano il reale significato della frase.Questo lo si trova nei titoli degli articoli di stampa, nelle iscrizioni pubblicitarie e spesso nelle insegne dei locali.
Il Giappone negli anni di occupazione dei secoli scorsi e del secolo appena passato ,ha lasciato tracce nella severità dei comprtamenti,ha tracciato insegnamenti di vita e di costume che pur trasformati negli anni evidenziano sempre la matrice giapponese.Per i coreani è sempre difficile ammetterlo ma è così.
CIN..CIN.. cosa centra nel racconto.Ecco, vi spiego.
Arrivato in Korea 6 anni fa’ e mi sembra ieri, alla prima occasione di fare un brindisi e non conoscendo il coreano che dice “kambè”( giapponese kampai) ho detto cin.cin..
Ho sollevato la loro curiosità e mi hanno chiesto cosa sgnificasse. Mostrandomi sbalordito ho detto che cin cin proviene da parole cinesi e coreane. I cinesi dicono” piano piano” come “cian cianin” detto dai genovesi.,e non è escluso che Marco Polo abbia importato a genova questo detto. In Korea importato dalla Cina, lentamenteo piano piano si pronuncia come in dialetto genovese.E allora ho inventato sul momento che Cin Cin deriva dal cinese e che usato nel brindisi significa: bevi lentamentamente, piano, godi questo momento ecc, ecc.
Ed ora i miei amici koreani lo adottano e sanno che significa questo.Naturalmente tutto era inventato da me per dare una spiegazione e continuo a darla così quando chiesta. Sorrido ora al solo pensarci.
Questa è un’altra storia vera .Mi pare di averla gia’ raccontata a qualcuno. A Kobe,durante una cena d’affari ,eravano una dozzina, ero ospite dei top managers di uno tra i più importanti cantieri navali giapponesi.Al banchetto erano presenti cinesi di Taiwan presidenti di società famose. Io rappresentavo la mia Societa ed in quel momento anche l’Italia giacchè ero l‘unico italiano presente.
Sedevo accanto a un top manager giapponese con il quale collaboravo da tempo.Prima di iniziare a mangiare, si usa brindare con il sakè.Tutti in piedi, il top dei top alza il bicchierino e dice kampai.Io non sapendo dico cin cin. Si beve tutto di un fiato, cosi si usa, ma il silenzio era sopra il mio tavolo. Il manager amico , mi guardò, sorrise male e mi disse.WHY?. Chiesi spiegazioni e scopri che come pronunciai cin cin per loro e come dire “cazzo” scusatemi se l’ ho scritto per intero. Allora ho dato la spegazione del mio cin cin e che era tutta colpa di Marco Polo. Hanno riso ed è finito li.
Alla fine del pranzo, ecco ancora un brindisi di saluto ed auguri. Attento a non sbagliare bisbiglio kampai. Il top manager brinda dicendo CIN CIN a alta voce. E’ stata una risata lunga spontanea e bella. Ancora adesso mentre scrivo e penso mi vien da ridere.
Sta per arrivare il nuovo anno e voglio brindare qui dalla Korea , dove ho il piacere di vedere il nuovo anno in anticipo rispetto a voi , alzando un bicchiere di vino rosso.Il rosso portafortuna dicono, ed agurarvi un BUON ANNO 2007 e poi
CIN CIN
Silyong
28 Dicembre,ecco il sole!!!!!
E’ freddo questo mattino.
Nuvole nere spinte
dalla brezza vanno
lentamente verso est.
Dal balcone vedo isole
con i colori dell’inverno,
attendo il sorgere del sole
aspetto...ti penso con me.
Il braccio ti cinge la vita
la mano ti stringe con amore.
Ti abbandoni, il calore
del tuo viso sulla spalla.
Solo respiri leggeri
turbano il silenzio,
bellezza della natura
sorriso dolce di donna.
Attendo il sorgere del sole.
attendo te amore
per questo sogno di vita.
Vieni ti aspetterò ancora.
Silyong
Tongyeon,28 Dicembre 2006
DALLA KOREA
AUGURI AFFETTUOSI
DI
BUON NATALE
E
FELICE ANNO NUOVO

Viaggio a HAKATA ,14 Dicembre 2006
Eccomi in viaggio per il Giapone.
Sveglia alle cinque,tutto era pronto e il bagaglio è al minimo per i ricambi giornalieri.
Un’ora di corriera e 45 minuti di subway e sono alla stazione marittima terminal internazionale di Busan.
Ho il viaggio prenotatao per le 10 ma c’è una nave veloce a hydrojet che parte prima.Mi cambiano il biglietto e sono a bordo.Il mare è calmo, la giornata è un pò grigia e promette pioggia. Per tutto il percorso sono in compagnia di “Voglio Urlare” che avevo ordinato ed è arrivato ieri pomeriggio.
Il tempo è volato, tanto ero assorto nella lettura della storia vissuta e raccontata con tanta sofferenza.Ho avuto momenti di vera commozzione.Lo rileggerò ancora e con più attenzione.
In perfetto orario si attracca , sono le 11. 45. Controllo del passaporto e mi sembra essere inquisito tante sono le domande che mi fanno.Guai a sbagliare la risposta o essere incerto,
sono sospettosi.
Sicurezza spinta agli estremi credo, qui in Giappone.Loro che si sono spinti in passato alla conquista di altre genti ,soggiogandole spesso,ora cercano di proteggersi.Credo sia tema comune a coloro che come confini hanno solamente il mare.
In tutto il Giappone i taxi hanno sedili ricoperti di foderine bianche con pizzo,autista con guanti bianchi molto spesso in divisa, apertura delle porte posteriori comandate dal posto di guida..Sembra far capire al cliente che se non paga non scende,in realtà aprirti la porta è una cortesia non comune e qui lo fanno incluso nel prezzo della corsa che normalmente è cara..
L’albergo, è il New Otani, tante stelle,tanta gente, tanti ristoranti,tante boutique.
Lo avevofrequentato più volte in passato e ritornarci è stato un piacere.Fuori ora piove e decido di fare colazione in albergo.Scelgo ristorante tipico giapponese e ordino shusi.E’ come partecipare ad una cerimonia con le cameriere nel tipico kimono, gentili ed attente a non farti mancare nulla e riempirti il bicchiere d’acqua se occorre;ad assisterti, a sorriderti e controllare a distanza che tutto proceda bene per il massimo confort del cliente.Anche questo è parte della tradizione che però ti fanno pagare.
Ho parte del pomeriggio libero, e tra le proposte indicate su una locandina scelgo di visitare un tempio shintoista a circa 10 minuti di strada, chiamato SUMIYOSHY SHRINE. E’ un tempio dedicato agli dei che proteggono la nazione e sin dall’epoca antica dello Yogai, è luogo di preghiera e di cultura perchè qui nell’antichita insegnavano poesie. Il tempio è stato da poco ricostruito, e nel parco vi sono laghetti e fontane con giochi d’acqua. E’ naturalemente diverso dai templi buddisti che sono più decorati internamente ed esternamente.Diversa è l’architettura molto sobria nei templi shintoisti.All’interno del tempio, un altarino sul quale vi hanno posato in offerta della frutta fresca e delle bevande. Come nei templi buddisti, ache questo è protetto all’ingresso da guerrieri che naturalmente assomigliano a tanti samurai con faccia cattiva,pronti ad uccidere per difendere il luogo.
Fermo una ragazza che aveva appena pregato e le chiedo di farmi una foto e le chiedo subito dopo di spiegarmi la procedura del rito davanti all’altare.
In realtà,anni fa, in occasione del varo di una nave, in un cantiere giapponese ero stato invitato il pomeriggio precedente al varo, ad una cerimonia propiziatrice e di ringraziamento per la nave appena ultimata e pronta a scendere in acqua per la prima volta.
Nel cantiere all’interno di un capannone,avevano eretto un altarino e addobato il luogo con fiori e corone .Due monaci shintoisti avevavo pregato davanti all’altare e davanti a noi. Poi secondo la tradizione, il direttore del cantiere e l’armatore, e io che lo rappresentavo,dovevamo fare l’offerta agli dei. Non avevo mai partecipato ad una cerimonia shintoista, e mi insegnarono prima con delle prove , e anche questo fa parte della organizzazione e del livello della qualità improntata nella struttura del cantiere.
Ripetei la cerimonia il giorno dopo offrendo un paniere di frutta che depositai sull’altare. Ciò che la ragazza mi spiego’ in povero inglese è lo stesso che feci quella volta.
Davanti all’altare chinai il capo a mani giunte all’altezza del ventre.Battei una prima volta le mani,un solo colpo, poi a breve distanza un secondo colpo secco, ancora un inchino e ripetei la cerimonia del battere ed inchinarmi prima rivolto ai monaci e poi rivolto al direttore del cantiere ed alle persone che erano sedute in fila accanto a lui.
Quattro file di sedie e sulla spalliera di ognuna il nome dell’invitato.Foto ricordo sempre seduti sulla propria sedia dopo la cerimonia era parete della procedura standard.
Oggi ripensando a quei momenti mi sono emozionato e quasi automaticamente mi è venuto di ripetere l’inchino , il battito delle mani e dopo aver tirato il cordone del battacchio che fa suonare una campanella, sono rimasto in raccogliemento per un pò.
Emozione che ti prende in questi luoghi di raccogliemento e ti senti quasi di essere davanti a qualcuno non ben definito e che non vedi . In modo particolare nel mio essere di rispetto verso tutti,per tutte le religioni e le razze e le condizioni della gente,credo che se c’è un qualcuno, questo è internazionale e non appartiene ad un credo o ad un’altro.
Sono rimasto ijn raccogliemento e nel silenzio a pensare, a riflettere, a pregare forse,e ho chiesto a “qualcuno” di proteggere:
Una persona molto cara ora lontana,
proteggere tutti coloro che mi vogliono bene,
proteggere i veri amici amici ,
dare libertà a coloro che non l’hanno ed hanno diritto di averla,
dare sollievo a coloro che stanno soffrendo per le guerre sempre ingiuste.
E tante altre richieste. E mi stupisco io che non prego mai trovarmi sempre in raccoglimento. E’ solo rispetto dovuto a questi luoghi di culto?
Prima del buio ho fatto un giro, nei B1 e B2 della stazione ferroviaria. Una citta’ nella città tutta nel sottosuolo.Quanti negozi, quanta gente, quante cose guardate con curiosità.
Sono tornato in albergo ed ho cenato mangiando solo “tempura”, verdure di tutti i tipi fritte e friabili sotto i denti, una specialità giapponese. Fuori sta piovendo a dirotto, spero domani in una bella giornata di sole.
Un bagno di mezz’ora con acqua molto calda, mi ha fatto bene e mi sento rilassato, quasi non più stanco della giornata di viaggio e di emozioni. Ho indossato il “Yukata” e scrivo
della mia giornata....
.....Sarà la pioggia forse,ora ,
mentre scrivo sono triste e commosso ...e altri pensieri che qui non scrivo sono solo per Lei....
Silyong
Hakata 14 Dicembre 2006
VERSO IL GIAPPONE
Care amiche ed amici,per alcuni giorni non potrò essere presente su splinder.
Domani attraverso il Mare dell’Est, e se lo sanno i giapponesi che lo chiamo così, e non Mare del Giappone,non mi fanno sbarcare e mi rimandano indietro.
Viaggerò su una nave veloce in partenza domattina presto da Busan e in tre ore saro’ inGiappone. Ho scelto di viaggiare per mare, su questo mare che conosco bene ma che spesso si infuria ,per vedere la costa e l’arrivo in un porto che è sempre emozionante.Ti da l’impressione di essere finalmente in salvo.
Vado in Giappone per business, a Hakata cittadina con 2000 anni di storia,ma ora moderna città che guarda con interesse il continente asiatico ,oltre il mare verso occidente..
Mi sono ripromesso sauna/spa e shusi giapponesi, quali momenti di relax nelle sera.
Vi leggero’ e quindi vi racconterò di me sabato o domenica prossimi.Ciao a tutti.
Silyong


protezione per chi amo, per i cari e per tutti gli amici. Non chiedo per me,non mi sento di chiedere tanto.